THE GOTOBEDS – “DEBT BEGINS AT 30”. La grande festa del rock alternativo!

Prendete la scena grunge di Seattle, aggiungete un po’ di noise rock à la Sonic Youth e di indie à la Pavement, mescolate con attitudine punk e per finire spolverate il tutto con una sana dose di vecchio rock’n’roll. Questa all’incirca è la formula sonora dei The Gotobeds, compagine di Pittsburgh che arriva con questo Debt Begins At 30 al traguardo del terzo full lenght; la band è supportata da un peso massimo mondiale come Sub Pop Records, indizio del grado di maturità e notorietà che i ragazzi americani hanno saputo crearsi durante gli anni di gavetta nella musica indipendente.

A fronte di una proposta in realtà molto poco innovativa, i The Gotobeds offrono però canzoni dalla struttura solida e dall’appeal forte, con un occhio di riguardo verso quel mondo “alternativo” che in America in un qualche modo riesce ancora a risultare credibile e soprattutto vivo. E in questa occasione, dopo due dischi che hanno riscosso un buon successo, i nostri si servono di una nuova arma che dona una linfa inedita all’intero disco: le collaborazioni. Infatti in ogni singolo brano di Debt Begins At 30 vi è un ospite diverso, che contribuisce a rendere variegato il songwriting della band, ma soprattutto da freschezza ad un sound che in ogni caso da solo non sorprende più di tanto. Ma, come dicevo prima, ci sono le canzoni. E quelle funzionano bene.

Il disco si apre col singolo Calquer The Hound, dove fanno la propria comparsa Rob Henry, cantante dei Kim Phuc, ed Evan Richards dei The City Buses; chitarra in primo piano e voci sgraziate che riportano subito alla fine degli Anni ’90. C’è un forte alone pop che circonda il bridge e il ritornello del brano, ma in definitiva siamo dalle parti di quell’indie rock che avrebbe spopolato ormai vent’anni fa. Personalmente, credo che il meglio venga dopo. Ed infatti il bel riff solare di Twin Cities, pur non cambiando l’atmosfera rispetto al brano precedente, si fa apprezzare decisamente di più, spingendosi ancor più verso l’indie rock retro, ma alzando il ritmo e il tiro generale, grazie soprattutto ad un lavoro di batteria decisamente punk e alla voce di Tracy Wilson dei Positive NO!.

Slang Words finalmente inizia a tirare fuori l’anima noise che ci si aspetterebbe da un disco registrato per la maggior parte nel mitico studio di Chicago di Steve Albini. Ad impreziosire il brano poi la presenza di Joe Casey dei Protomartyr, band che sarà presente anche in altri brani del disco. Il breve sfogo post punk di 2:15, che sarebbe stata perfetta cantata da Thurston Moore, ci prepara a uno dei miei brani preferiti del disco, ovvero Poor People Are Revolting: userei la definizione di noise rock’n’roll per questo pezzo, che mescola delle chitarre acidissime dal feedback sempre presente ad una struttura ritmica classicissima, che potrebbe arrivare dagli Anni ’60. Come al solito anche qui le guest star sono di tutto rispetto: il poeta di Pittsburgh Jason Baldinger condivide la scena con Gerard Cosloy, una vera leggenda del rock alternativo americano, che ha lavorato e suonato con chiunque. Ora la marcia sembra definitivamente ingranata.

Il momento della titletrack è esaltante, soprattutto quando si leggono gli ospiti: Mike Seamans e soprattutto Bob Weston, la colonna ritmica degli Shellac! Il brano è letteralmente deflagrante, con basso e chitarre al vetriolo e un sax che mette a ferro e fuoco tutto il tessuto melodico del pezzo. Una canzone dall’urgenza punk, ma al contempo memore del noise americano dei bei tempi, con la presenza del sax che dona un’aura quasi avanguardistica al risultato finale. Che bomba!

Si fa apprezzare anche il momento più riflessivo di On Loan, ma è Dross che ruba la scena ancora una volta grazie alle sue asprezze noise e al tocco magico di Bob Nastanovich dei Pavement. Si sente un’intera generazione di rock alternativo, di indie, di nostalgia, cavalcare le note delle chitarre sguaiate di questo brano, che si chiude con la rabbia malinconica delle distorsioni che svuotano l’ascoltatore per gli ultimi secondi di silenzio prima del brano successivo. Parallel però non è all’altezza del pezzo precedente, anche se ha la coda strumentale più bella del disco.

Il gran finale è affidato a Bleached Midnight, che ripresenta un po’ tutti gli ingredienti mostrati all’interno dell’album, ma con un atteggiamento decisamente più romantico e cupo; i quasi sette minuti del brano forse sono un po’ eccessivi, ma nel complesso la canzone gira bene e dalla seconda metà in poi acquista una profondità ed un’intensità davvero notevoli, che si alternano in una cavalcata noise rock tra feedback e ronzii davvero azzeccata.

In coda al disco vi è una versione alternativa della titletrack cantata da Victoria Ruiz dei Downtown Boys, che nulla aggiunge all’album, anche se il risultato è gradevole. La Ruiz assomiglia a tratti a Kim Gordon, così come alle migliori urlatrici hardcore punk, e canta in lingua madre, fatto questo che da un’aria diversa al pezzo, che strumentalmente rimane però identico alla versione ascoltata prima.

Si arriva alla fine di Debt Begins At 30 soddisfatti a metà a mio parere. Per i miei gusti avrei preferito una presenza maggiore della componente noise, che riducesse quella più rivolta all’indie, ma in generale trovo l’album un po’ sbilanciato tra le diverse atmosfere ed influenze di cui si fregia. L’idea iniziale della band era quella di fare di questo disco una sorta di mixtape, come succede nel mondo del rap e dell’hip hop; un’ipotesi forse bizzarra, ma che personalmente mi affascina parecchio e credo che già solo questo sia da lodare ed apprezzare, data anche la caratura degli ospiti coinvolti. Il risultato risente di questo aspetto, nel bene e nel male, e per quanto ami l’eterogeneità, in questo caso qualcosa non è riuscito a convincermi del tutto.

Ma ciò non vuol dire che non abbia apprezzato molti episodi del disco, come ho detto prima. Per questo vi consiglio di ascoltare quest’ultimo album dei The Gotobeds: i suoni sono ottimi, la grinta c’è e il songwriting non è banale. A voi stabilire se il sound può piacervi o meno. Io per ora apprezzo di più il debutto BLOOD//SUGAR//SECS//TRAFFIC, ma alcuni dei brani di Debt Begins At 30 sono già diventati dei must. Ascoltate e giudicate. A voi l’ultima parola.

Voto: 7/10

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Distribuito da: Sub Pop Records

Data di uscita: 31/05/19

The Gotobeds

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: Sub Pop MegaMartBandcamp

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