SOULLINE – “THE DEEP”. Melodeath dalla Svizzera!

Quando si termina l’ascolto di The Deep, il nuovo disco degli svizzeri Soulline, non si può che pensare una cosa sola: questi suonano come se gli Eluveitie togliessero la componente folk dalla loro proposta musicale!

Ok, ora che ho ottenuto la vostra attenzione (oppure vi ho perso completamente), posso dirvi che il paragone è volutamente forzato e di fatto funge da provocazione, ma ciò non toglie che la proposta del quintetto di Bellinzona – attivo fin dal 2001, ma balzato agli onori della cronaca grazie alla vittoria del WOA Metal Battle Svizzero nel 2008, fatto questo che gli ha consentito di suonare al Wacken Open Air dello stesso anno – sia debitrice per molti versi ai grandi nomi del melodic death metal, genere che i nostri dominano alla grande, ma che negli anni non ha fruttato album veramente spettacolari. E i nomi che viene più spontaneo fare, una volta che si ha il quadro completo dell’album odierno, che esce proprio oggi in versione fisica*, sono questi: Soilwork (ascoltate la bellissima Nightmare) ed appunto Eluveitie, i quali vengono tirati in ballo in primis per la somiglia a livello vocale, ma anche nella struttura e nell’incidere di brani battaglieri come The Fall.

Ma non possiamo fermarci qui. Infatti, se l’apertura di questo articolo volge verso un pessimismo di fondo che parrebbe voler sminuire il disco, in realtà i Soulline non sono assolutamente degli sprovveduti e accanto alle chiare ispirazioni a cui si rifanno a livello di sound, i cinque svizzeri riescono a mettere nei propri brani una buona dose di personalità. E il risultato sono dieci pezzi immediati ed assolutamente godibili, che non fanno mai gridare al miracolo, ma che si lasciano ascoltare con piacere da chiunque sia appassionato di metal, estremo e non.

Questo album è una sorta di rinascita. L’abbiamo scritto e registrato con grande entusiasmo. La copertina di Seth Siro Anton è spettacolare. Ognuno dei nostri album è in qualche modo diverso l’uno dall’altro. In The Deep sono tornate alcune voci pulite (totalmente assenti nel precedente album Welcome My Sun). Siamo molto soddisfatti di tutte le canzoni che riassumono al 100% la musica dei Soulline.

Soulline

Basti l’apertura di Leviathan, col suo appeal più americano che europeo, a convincere ogni ascoltatore di trovarsi di fronte a un disco composto da brani validi e ben composti, che possono vantare un respiro maggiormente internazionale (i nostri sono stati bene o male sempre confinati nei territori europei sia a livello di proposta artistica che di tour) e un tiro invidiabile. Nel brano prima citato trova spazio anche un intermezzo melodico con voce clean e chitarre arpeggiate, che andrà a costituire un piccolo unicum all’interno dell’album.

La band poi sfoggia anche un’altra serie di influenze, che vanno a toccare anche il rock nella sua forma più classica, e l’hardcore americano post-2000; quando poi le cose si amalgamano nella maniera giusta ne risulta un brano catchy e adattissimo al mosh come Filthy Reality. Convincono i suoni nel complesso, soprattutto per quel che riguarda la batteria, che riesce a pompare i pezzi a dovere, mentre invece soffre un po’ la chitarra, specialmente quando essa viene lasciata da sola ad eseguire i riff; una produzione più moderna a livello di chitarre avrebbe probabilmente giovato al risultato finale, che comunque non ne risente eccessivamente.

Con Into Life i nostri flirtano poi col groove metal, riuscendo ad azzeccare anche un bel ritornello corredato da un breakdown finale che non guasta affatto, sebbene a livello di scrittura il pezzo poteva essere accorciato di un minutino e forse sarebbe stato ancora migliore.

Poi però l’album inizia ad accartocciarsi un po’ su se stesso: se infatti The Game riesce ancora a smuovere l’attenzione dell’ascoltatore per la sua atmosfera da stadio e la sua carica genuinamente metal, iniziano a sentirsi sempre le solite soluzioni melodiche e ritmiche, le quali affossano un po’ i pezzi seguenti, i quali presi singolarmente non sono invece affatto male. La chiusura di Still Mind infatti – introdotta dall’intermezzo The Deep End, sinceramente prescindibile – mette in campo ancora una sfacciata attitudine rock propria degli ultimi Soilwork, mentre la voce si fa ancora più simile a quella di Chrigel Glanzmann, spingendo su un growl sporchissimo e cafone che però risulta veramente convincente.

In definitiva, The Deep sembrerebbe essere un album pensato per potersi rivolgere ad una frangia di amanti del metal più eterogenea possibile, dai fan generalisti dei Metallica, fino ai cultori del melodic death metal più underground. I Soulline ci sanno fare e lo dimostrano alla grande, sfornando un disco che risulta sicuramente più ispirato del precedente Welcome My Sun, però tendono a ripetere le stesse soluzioni compositive un po’ troppo spesso e in un album di questo tipo, questo aspetto diventa rilevante in modo negativo. Dieci pezzi che non concedono pause, ma ripropongono caratteristiche troppo simili tra loro, rischiano di diventare estremamente noiosi ad un ascolto complessivo. Io posso solo auspicare che la band possa cercare di variare un po’ di più la propria proposta, perché il prossimo disco potrebbe finalmente donargli la visibilità che merita.

Per adesso lungi da me bocciare The Deep, anzi; lo consiglio senza esitazione ad ogni amante del death metal melodico e delle band menzionate nell’articolo. Ma per me manca ancora qualcosa ai Soulline per poter essere una realtà di spicco all’interno di questa scena. Forza ragazzi, vi aspetto al prossimo disco!

Voto: 6,5/10

Distribuito da: Profane RecordsAgainst PR

Data di uscita: 7/06/19 (*Il disco è stato pubblicato in digitale il 19/09/18)

Soulline

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: Profane Records ShopSpotify

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