FULL OF HELL – “WEEPING CHOIR”. Rumore bianco ed acido solforico!

Ci sono veramente poche band “giovani” (e con giovani intendo che potrei considerare miei coetanei) che apprezzo realmente; tra queste sicuramente spiccano i Full Of Hell. Amo questi ragazzi fin dai loro esordi, quando più che ascoltare i loro dischi, mi crogiolavo nell’ammirare i video dei loro live devastanti, all’insegna della violenza e della distruzione sonora (e non solo). Quel che ho sempre adorato di loro è la sapienza nel saper mescolare ingredienti diversi con un impeto assassino, capace di mettere sullo stesso piano il grindcore, l’hardcore più schizzato e il powerviolence più annichilente. Proprio per quest’ultimo aspetto sono diventati presto una delle mie band preferite, poiché il lato harsh noise della loro proposta l’ho sempre trovato assolutamente azzeccato ed innovativo, inserito in un contesto banalmente più votato al metal. Ma l’elettronica sa essere ben più estrema dei blastbeats a volte e i FOH lo dimostrano disco dopo disco e concerto dopo concerto.

Infatti, dopo essersi fatti notare da realtà sempre meno underground (Neurot Recordings e soprattutto Profound Lore Records) ed aver pubblicato quello che finora rimane il loro capolavoro – ovvero il doppio disco composto con il dio del japanoise Merzbow – i nostri sono stati accolti da Relapse Records, con la quale hanno dato alla luce l’ultimo disco intitolato Weeping Choir. C’è però da dire che in questi anni (ormai dieci anni di attività frenetica e non stop) la band ha diversificato il proprio sound in direzioni di volta in volta diverse, lasciando sempre più sullo sfondo la componente noise degli esordi, relegandola alle due collaborazioni caustiche coi The Body, e scolpendo invece sempre meglio la propria proposta strumentale, evolvendo da un primordiale grindcore verso un sempre meglio congegnato death metal. Questa evoluzione ha trovato il suo compimento nel penultimo disco Trumpeting Ecstasy, un album che contestualizzato nella discografia dei nostri risulta essere il più “pettinato” e pulito di tutti, dimenticandosi quasi del noise per mettere davanti a tutto chitarre e batteria death metal, che in molti casi rievocano addirittura i giganti del genere. Un disco che ha di sicuro diviso i fan, tra i quali personalmente io sono rimasto abbastanza deluso. Il nome dietro la produzione mi aveva fatto sperare, ma le conclusioni non erano state all’altezza dei miei gusti.

Ma oggi, con questo nuovo album, il discorso cambia. La copertina del disco assomiglia a quella del precedente Trumpeting Ecstasy e questo non mi aveva fatto inizialmente sperare bene; poi c’è sempre lui alla produzione, ovvero il guru hardcore Kurt Ballou, il quale aveva marchiato il sound del disco precedente, ma che stavolta, come ha spiegato la stessa band, non si è limitato a lasciar suonare i ragazzi le loro idee, al contrario ha voluto spremerli al massimo delle proprie potenzialità, sfidando i propri limiti e spingendosi al di là delle proprie potenzialità. E il risultato si sente, eccome se si sente.

Con Weeping Choir i Full Of Hell concentrano in ventiquattro minuti tutta la loro storia come band e tutte le loro influenze come musicisti, regalando undici brani schiacciasassi che non lasceranno indifferenti neanche il più oltranzista dei metallari. Ma è sbagliato parlare di metallari in questo caso (o caos) perché la proposta dei FOH è sempre stata talmente estrema da travalicare i confini di ogni catalogazione di genere, dal metal al punk hardcore, all’elettronica… Chiunque ama l’estremo può amare i Full Of Hell.

Il lavoro di Ballou rende ancor più fresco del solito il suono della band, che per l’occasione non si lascia sfuggire nuove sperimentazioni ancor più ardite del solito, come testimoniano i numerosi flirt con il black metal più deviato (Haunted Arches), influenza che i nostri avevano sempre sfiorato, ma mai così pienamente come in questo disco.

Come al solito i ragazzi del Maryland confezionano brani dalla durata risicatissima, spesso non arrivando ai due minuti, che si configurano come rasoiate al fulmicotone nelle orecchie e nella mente dell’ascoltatore. A queste fucilate si contrappongono però brani più lunghi e consistenti, che alla fine risultano anche i più interessanti da analizzare, a causa del loro distinguersi dalla massa caustica del resto della scaletta; Rainbow Coil è il primo momento noise che si incontra nel disco e coi suoi tre minuti è il secondo episodio più lungo dell’album: ci mancavano tanto questi Full Of Hell e in questo brano li ritroviamo come li avevamo lasciati più di qualche anno fa. Una sequela di suoni industriali che lentamente si incartano su se stessi senza tregua, i quali però danno modo di respirare all’ascoltatore, che paradossalmente si sente però ancor più soffocato dal clangore delle macchine. Chissà se per comporre questo brano la band avrà utilizzato le macchine costruite dallo stesso chitarrista Spencer Hazard?

A questo momento segue Aria Of Jeweled Tears, coacervo di depravazioni grind introdotte da una batteria inumana che non fanno che mettere in mostra il vero fiore all’occhiello dei Full Of Hell: la straordinaria versatilità vocale di Dylan Walker, il quale in questo brano, ma in realtà in tutto il disco, fa veramente paura. La capacità di passare dallo scream, al growl, al pig squeal del giovane cantante è davvero impressionante. E quel che impressiona ancora di più è che dal vivo non delude mai, anzi.

Il pezzo da novanta i FOH ce lo regalano subito dopo: se in Trumpeting Ecstasy c’era At The Cauldron’s Bottom, qui in Weeping Choir il contraltare si intitola Armory of Obsidian Glass, che coi suoi quasi sette minuti riesce a condensare atmosfere industriali asfissianti à la Godflesh con un andamento doom marcio e nauseabondo accompagnato da cori che riescono ad emozionare e a non essere fuori contesto, per arrivare ad un finale essenzialmente black metal. Quel black metal che emoziona per davvero. Nient’altro da dire, un grandissimo pezzo che mostra una maturità assolutamente non scontata.

Ma come sempre in questo disco, arriva subito il contrappasso rappresentato dalla violentissima Silmaril, già presentata come singolo. Un tornado all’arsenico che vi intossicherà i timpani. E i pezzi che portano il disco alla sua conclusione sono tutti degni di nota, ognuno per un motivo diverso: come non amare i tribalismi noise di Angels Gather Here o il sax impazzito à la John Zorn che rende ancor più schizoide un pezzo come Ygramul the Many? Tutto in questo disco funziona e si fa notare per caratteristiche diverse di volta in volta, risultando in questo senso più una specie di mix-tape piuttosto che un album omogeneo. Da una parte questo è un bene e io lo preferisco, dato che amo l’eterogeneità, specialmente in una proposta simile, ma dall’altra forse qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte a così tanta carne al fuoco. Fatto sta che i Full Of Hell non hanno mai fatto abituare i propri fan alle comodità e quindi credo che la loro fanbase sosterrà questo disco con l’entusiasmo di sempre.

Per quel che riguarda me, sono contentissimo di aver ritrovato i Full Of Hell in questa splendida forma e sono ancora più contento che in Weeping Choir ci siano tutti quegli ingredienti che mi hanno fatto amare questa incredibile band, mescolati con sempre più consapevolezza e maestria. Avanti sempre così ragazzi! Ci vediamo sotto il palco!

Voto: 8/10

Distribuito da: Relapse RecordsAudioglobe

Data di uscita: 17/05/19

Full Of Hell

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: Relapse RecordsAudioglobeBandcamp

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