DANKO JONES – “A ROCK SUPREME”. Vietato rimanere fermi!

Ci sono artisti/band da cui ci si aspetta (quando non si pretende!) ad ogni nuova uscita una continua progressione verso composizioni sempre più sperimentali e ricolme di orpelli scenici volti a sorprendere di volta in volta gli ascoltatori, mentre invece poi c’è quella cerchia di “true defenders” di ogni sorta, che hanno come propria personalissima missione mantenere in vita il genere di riferimento, così come si è tramandato negli anni, senza compromessi e senza modificarne l’anima, così come l’aspetto esteriore. Entrambe le categorie sono utili alla difesa e alla salvaguardia della musica che amiamo, ma è inevitabile che si creino fazioni di ascoltatori che propendono maggiormente da una parte o dall’altra. Oggi ci spostiamo nella seconda categoria però, parlando di un artista che è ormai una vera e propria leggenda!

I’m in a band, and I love it / All I want to do is play my guitar and Rock and Roll!

Con questo verso di I’m In A Band, brano che inaugura il nuovo disco di Danko Jones, l’inarrestabile difensore del verbo rock canadese, si delinea il concept che sta dietro al nuovo lavoro della band, ovvero suonare puro e semplice rock’n’roll madido di sudore e plettrate, dove le chitarre hanno la parte da leone sempre e comunque e i ritornelli sono delle bombe a mano che si sganciano nel cervello dell’ascoltatore rimanendo impresse in modo indelebile.

Da un disco di Danko Jones si sa bene cosa aspettarsi, ma il sottoscritto, che non ha mai seguito con troppo interesse la carriera del chitarrista canadese, è rimasto veramente piacevolmente sorpreso dall’ascolto di A Rock Supreme, album che fin dal titolo sbandiera ai quattro venti la propria incrollabile fede e in quaranta minuti sciorina un vero e proprio compendio di storia del rock, che va dal boogie, ai Led Zeppelin, agli AC/DC, ai Thin Lizzy (probabilmente l’influenza più ingombrante per la band) fino all’hard rock più laccato ed ottantiano in odor di Kiss. La prima reazione che si ha appena messo su il disco è un’irrefrenabile voglia di muovere la testa sui quadratissimi tempi rigorosamente in 4/4 dell’open track, seguita poi dalla conseguente frenesia derivata dal cantare i ritornelli di ogni brano al primo ascolto.

Con premesse simili il power trio di Toronto vince veramente facile in effetti, ma dietro questa apparente semplicità vi è in realtà un songwriting accurato e personale, poiché a prescindere dalle influenze facilmente riconoscibili, la voce, i riff e lo stile del frontman Danko permeano ogni canzone di un sound che ormai è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica.

E questo rende brani semplicissimi come Fists Up High, che si muove su un riff rock’n’roll e un mood punkeggiante, quasi rockabilly (con l’immancabile campanaccio), veri e propri inni rock attuali e mai fuori moda, da cantare sotto la doccia, così come in macchina per andare al lavoro o ancora meglio sotto un palco alzando il pugno davanti a Danko!

La musica contenuta in questo nuovo disco è quindi già tutta descritta qui, con pochissime eccezioni, tra le quali spicca la trascinante Dance Dance Dance, che potrebbe adattarsi ad un qualsiasi dancefloor rock tanta è la carica ballabile che riesce a trasmettere. E poi voglio vedervi tutti ballare come nel fighissimo videoclip!

Un plauso va fatto anche al Danko chitarrista, non solo frontman e cantante dal tono caratteristico e sempre energico, che riesce a scrivere ottime parti per il suo strumento non eccedendo mai con le parti soliste, che anzi in questo A Rock Supreme spesso latitano. Lo scettro di miglior assolo va alla banalotta That Girl, che ha il solo peccato di essere troppo in fondo alla scaletta e non riesce perciò ad elettrizzare l’ascoltatore a dovere, il quale si risveglia solo grazie al breve solo di Danko.

Qui sta il piccolo difetto di questo disco: se la prima parte dell’album azzecca sei brani dietro fila emozionando e caricando a dovere il “carrarmato rock”, la seconda parte non si mantiene sugli stessi livelli, solo perché tende a replicare quanto di buono fatto nei precedenti pezzi. Party e You Got Today si assomigliano molto, ma la differenza è che la prima è proprio una canzone bruttina a mio parere (Danko che suona pop-punk?), assolutamente non memorabile, la seconda si salva per un ritornello più coinvolgente e una chitarra debitrice di Angus Young, ma rimane il fatto che i due brani sembrano accomunati da una scrittura un po’ più approssimativa rispetto agli altri episodi del disco.

Di That Girl ne abbiamo già parlato, ma fortunatamente Burn In Hell e soprattutto You Can’t Keep Us Down riportano il disco su un buon livello portandolo a una degna conclusione. Il brano finale è un vero terremoto rock al vetriolo, con un Danko scatenato e dei cori finalmente indovinati a dovere, coronati da un bel ritornello liberatorio.

In definitiva A Rock Supreme è un buon album, con una prima parte veramente ottima e una seconda che non riesce a mantenere del tutto intatte le aspettative, ma che se siete amanti del rock più viscerale potreste amare senza grossi problemi. Rimane solo da testare la riuscita di questi pezzi dal vivo, dove non credo proprio che il trio di Toronto deluderà.

Voto: 7,5/10

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Distribuito da: AFM RecordsAudioglobe

Data di uscita: 26/04/2019

Danko Jones

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: Danko Jones Sito UfficialeAudioglobe

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