MAMMOTH WEED WIZARD BASTARD – “YN OLI ANNWN”. Come suonare doom psichedelico nel 2019!

Approcciarsi ad un disco doom senza sapere nulla né della band che l’ha composto, né delle precedenti prove discografiche della stessa, ha sempre un che di intrigante, cosicché una volta inserito nel lettore l’ultimo album dei gallesi Mammoth Weed Wizard Bastard, sentire per i primi due minuti solamente suoni elettronici inequivocabilmente attribuibili al caratteristico sound del sintetizzatore Moog, lascia un po’ spiazzati. Ma è solo una breve fase preparatoria prima del lento e doloroso massacro ipnotico che seguirà.

Fermiamoci un attimo. Chi sono i MWWB? I gallesi nascono nel 2014 dalle ceneri dei Mother Of Six e ad oggi hanno già pubblicato un Ep, due full lenght e uno split album con i nord irlandesi Slomatics. Quello di cui parliamo oggi costituisce il terzo full, che va a completare una trilogia inaugurata con Noeth Ac Anoeth (2015) e proseguita con Y Proffwyd Dwyll (2016). L’attaccamento alle proprie radici celtiche si riflette solamente nei titoli dei dischi, perché come vedremo, la pasta sonora va in tutt’altra direzione. Yn Oli Annwn si compone di otto brani, caratterizzati da una durata elevata, per un totale di più di un’ora di musica, il che oggi è ormai una rarità per un disco.

Altra particolarità del sound globale della band sta nella voce femminile a cura di Jessica Ball, che sa essere ammaliante e fiabesca, spesso flebile ed evanescente, per un effetto di fragilità che si contrappone decisamente alla durezza della musica proposta. La Ball si occupa anche delle parti di Moog ed anche di alcuni inserti di violoncello (Du Bist Jetzt Nicht In Der Zukunft), che rimandano anch’essi ad un’aura fatata, ma declinata in toni orrorifici. E questi non sono gli unici strumenti estranei al doom che compaiono: difatti si odono sovente interventi di glockenspiel, così come pattern e loop di tastiere e sintetizzatori, che spesso servono ai MWWB per accompagnare i propri brani con atmosfere psichedeliche da trip spaziali, oppure talvolta per creare un mood da soundtrack per un b-movie horror, come da tradizione Electric Wizard.

Parlando invece del sound generale della band, al di là degli aspetti maggiormente in evidenza che caratterizzano la proposta musicale di Yn Oli Annwn, possiamo notare che anche qui i nostri non lasciano nulla al caso in quanto a personalità: infatti, sebbene le influenze di gruppi come i già nominati Electric Wizard o Windhand si facciano a volte sentire, soprattutto per quel che riguarda la pesantezza delle parti di chitarra e le accordature ultra ribassate, esse sono solamente pietre di paragone per far capire a parole il suono globale delle fondamenta dei MWWB, perché la realtà è ben diversa e più complessa di così. Proprio le chitarre infatti, che costituiscono l’ossatura principale dei brani del gruppo, hanno una caratterizzazione decisamente particolare, che va a distinguere i MWWB da, a parer mio, tutte le altre band doom in circolazione!

A parte le accordature ribassate già nominate e i riff rocciosi e pachidermici tipici comunque del genere proposto, è nel suono che esse sorprendono: infatti le Hagstrom che i due chitarristi Paul Michael Davies e Wes Leon utilizzano sono dotate di un sound perfettamente definito e chiaro, lontanissimo dai classici suoni impastati e sfilacciati presenti su qualsiasi produzione stoner/doom, tanto da sembrare ultra compresse, per un risultato finale che – no, non sono pazzo – si avvicina decisamente alle sonorità chitarristiche del metal moderno o addirittura del djent, piuttosto che a un qualsiasi riferimento in ambito doom o affini. E al contrario di quanto si possa pensare, questa caratteristica che viene subito percepita dall’orecchio, non toglie nulla in termini di potenza, anzi, aggiunge invece un tocco decisivo per inquadrare e indirizzare i brani del gruppo, che sono già di per sé lunghi e complessi e se avessero un sound di base poco definito e sfibrato si perderebbero in meno di due minuti. La lunghissima Katyusha è l’esempio lampante di questo concetto: un brano quasi completamente strumentale che muta forma diverse volte, in modo quasi progressive, e che non si limita ad aggiungere e variare riff senza soluzione di continuità, ma va ad agire sulla struttura di ogni singolo passaggio, modificandone gli accenti e le dinamiche man mano che procedono i minuti. Qui il suono, così come il bilanciamento tra le parti è fondamentale per non perdere il focus dell’attenzione dell’ascoltatore e soprattutto per non perdere la direzione generale del brano, che arrivato alla conclusione, non avrà annoiato e sarà riuscito comunque a far vivere all’ascoltatore quasi un quarto d’ora di trip allucinogeno.

In questi dettagli sta la genialità dei MWWB, che hanno dalla loro una personalità veramente forte e identificativa, che rende riconoscibile ogni loro pezzo.

Ma ci sono anche punti dolenti, almeno per il sottoscritto, che minano la longevità e l’organicità dell’ascolto e questi stanno nell’eccessiva somiglianza che vi è tra alcuni brani, non tanto nella struttura strumentale, ma nell’arrangiamento e nelle cadenze che si divincolano sempre tra mid tempo marziali senza quasi mai variare questa tendenza. Anche la voce, che ha delle linee melodiche molto belle, non riesce però mai ad essere davvero incisiva, se non nei brani dove è messa davvero in luce, per esempio nella già nominata Du Bist Jetzt Nicht In Der Zukunft, che sebbene rappresenti un’eccezione all’interno del sound generale dell’album, a mio parere rimane la canzone meglio riuscita, complice anche la durata contenuta. E questo è l’ultimo aspetto da considerare per l’appunto, perché quando componi brani dalla durata così elevata e questi all’interno di un album costituiscono la norma (e non un caso isolato o al massimo due), è facile andare a perdersi in pezzi che non hanno una direzione chiara o che fanno perdere facilmente l’attenzione di chi ascolta. E in questo i nostri gallesi rischiano moltissimo, spesso vincendo – in Katyusha o nella splendida finale Five Days In The Abyss, quasi una suite a se stante, un peccato averla tenuta in fondo al disco -, ma altre volte secondo me perdendo un po’ la bussola, come in Fata Morgana, che avrebbe facilmente potuto essere smembrata in due parti ben distinte e avrebbe guadagnato molto di più in quanto a forza complessiva. Così la sensazione di ascoltare due canzoni fuse a forza in una sola, è abbastanza forte.

Ma a questi aspetti, comunque non marginali, i Mammoth Weed Wizard Bastard sopperiscono con una personalità senza eguali, che di sicuro lascerà il segno in chi ascolterà Yn Oli Annwn per la prima volta. E questo è fondamentale, riuscire a lasciare un segno. I nostri rocciosi e fatati gallesi ci riescono e noi possiamo solo continuare a seguire gli sviluppi di questa band, che dopo aver concluso una trilogia assolutamente interessante, siamo curiosi di sapere dove vorrà andare a parare.

Voto: 7,5/10

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Distribuito da: New Heavy Sounds

Data di uscita: 1/03/19

Mammoth Weed Wizard Bastard

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: BandcampCargo RecordsYoutube

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