RED BEARD WALL – “THE FIGHT NEEDS US ALL”. Al di là dello sludge!

Red Beard Wall: one man band proveniente dal rovente Texas, che propone una mistura di stoner/sludge al fulmicotone per otto brani diretti e senza fronzoli. Se fosse tutto qui staremmo parlando di un disco come tanti altri usciti in questi giorni/mesi/anni all’interno dell’ormai amplissimo calderone stoner rock (derivati inclusi). Se poi dovessi fermarmi al nome del gruppo chiuderei questo articolo con un 10/10 secco e buonanotte a tutti. Ma c’è di più ed ora andiamo a scoprirlo.

La band nasce nel 2016 grazie al factotum Aaron Wall, che ispirato dalle sgradevoli sensazioni che la sua terra, il Texas occidentale, gli trasmette, decide di incanalare le sue frustrazioni in una musica oscura ma decisamente diretta, riconducibile ad uno sludge più vicino al metal che non allo stoner rock, condita di chitarre downtuned e riffoni secchi e desertici, influenzati dalle lezioni di gruppi come Helmet (su tutti), ma anche Torche e certo post metal anni ’90. Il tutto completato dalla batteria possente e massiccia del sodale George Trujillo.

Nel 2017 esce il debut dei nostri, dal titolo omonimo, e questo viene accolto con un buon entusiasmo dal pubblico, permettendo alla band di guadagnare una buona visibilità, grazie anche all’interesse della nostrana Argonauta Records, che proprio qualche giorno fa ha rilasciato il nuovo disco della creatura di Wall, intitolato The Fight Needs Us All.

Prima di ascoltare il disco in questione non avevo mai sentito la band, quindi il mio approccio è stato quanto più sincero ed innocente possibile. Ve ne parlerò come se lo ascoltassi ora per la prima volta quindi. La partenza con Come On Down è galvanizzante e parlo solo dei primi quindici secondi: riff ciccione, ma dal suono comunque molto definito, che si staglia su una base ritmica decisamente potente e quadrata. Poi arriva lei, ciò di cui ho volutamente evitato di parlare finora: la voce. Il cantato di Wall è la vera novità del sound sludge della band, infatti essa si muove tra un pulito monocorde e decisamente stoner e un sorprendente ed acidissimo screaming, che per il sottoscritto è una scelta davvero inedita su questo tipo di sound! Il brano procede quindi su binari che musicalmente non presentano grosse sorprese, ma con questo dualismo vocale che dona una caratterizzazione davvero incredibile al pezzo. Il piccolo breakdown finale chiude in bellezza un incipit veramente convincente.

Purtroppo il limite dei Red Beard Wall è quello di sfruttare la propria formula compositiva più o meno allo stesso modo in tutti i brani, con poche eccezioni. Già con il secondo brano si ha l’impressione di non aver concluso in realtà il precedente. Ode To Green mette in campo invece un riff in tonalità maggiore che risveglia l’ascoltatore, prima della solita incursione screamo e di un ritornello non proprio centrato. Colpiscono sempre invece i break strumentali, dove è impossibile non muovere la testa.

Quando arriva Reverend invece il disco cambia faccia, proponendo un brano strumentale polveroso e oscuro, forse il pezzo più interessante e maturo del lotto, almeno per i miei gusti. Bello davvero.

Si prosegue dritti sulle coordinate già esposte prima, con l’eccezione del bel riff di Reign Of Ignorance, in un qualche modo classico per il genere di riferimento, con anche una buona scelta di voci e un tiro azzeccato nel complesso.

Le influenze screamo nel cantato, riconducibili ad un retaggio (post) hardcore e metal si fanno veramente protagoniste verso fine scaletta, con Tell Me The Future Of Existence, che mette da parte lo stoner per avvicinarsi ad un sound più violento, e la titletrack che chiude il disco, la quale ribadisce ancora una volta l’amore che Aaron Wall prova verso gli Helmet. In questo brano lo screaming è ancor più lancinante che negli altri pezzi, con la controparte pulita invece più melodica e accompagnata da cori eterei nei ritornelli.

Qui si conclude The Fight Needs Us All, un disco sicuramente diverso dal solito in campo stoner/sludge e che non mancherà di sorprendere in molti, ma che sicuramente pecca di ripetitività e monotonia, il che è un vero peccato, perché di per sé tutti i brani hanno delle ottime idee, che però talvolta vengono soppresse o non sfruttate appieno. Se a livello strumentale i nostri ci sanno fare, a livello vocale hanno invece uno stile da vendere, che spero venga sfruttato ancora meglio e in modo maggiormente variegato nei prossimi lavori, specialmente per quel che riguarda l’uso della voce pulita, che rispetto allo screaming risulta molto meno espressiva. Per ora ci accontentiamo di un album buono e curioso, di cui consiglio l’ascolto a tutti gli appassionati della scena e non solo. Aspettiamo il terzo disco Aaron!

Voto: 6,5/10

Distribuito da: Argonauta RecordsAll Noir

Data di uscita: 22/02/19

Red Beard Wall

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: BandcampYoutube

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