BOB MOULD – “SUNSHINE ROCK”. La via per rimanere vivi!

C’è poco da fare: quando ti chiami Bob Mould, hai composto un capolavoro (post) hardcore nell’84 e sei riconosciuto come uno dei veri guru di tutta quella scena alternative rock, la quale oggi, così come molti altri generi, si è sfilacciata in molteplici sottogeneri che perlopiù hanno smarrito la direzione originaria, ogni errore, anche il più piccolo, lo paghi. E caro, anche. Così, dopo lo scioglimento dei suoi seminali Hüsker Dü, il nostro ha inaugurato una carriera solista dapprima con un nuovo trio – gli Sugar – e poi definitivamente in solitaria, con il proprio nome. E su questa parte della carriera di Mould oggi ci soffermiamo noi, per parlare del suo ultimo disco, intitolato Sunshine Rock e pubblicato da Merge Records.

Mould con questo disco ribadisce in due parole il suo amore viscerale per due cose: la chitarra elettrica e le belle canzoni, quelle semplici e d’impatto. E da parte sua questa non è una dichiarazione così scontata, perché i fan più affezionati difficilmente si scorderanno la parentesi elettronica che Mould ha vissuto a cavallo dei primi anni 2000 e che ha shockato gli aficionados del post hardcore ottantiano delle origini. Ma d’altronde lo stesso artista ha da sempre affiancato la produzione rock ai suoi progetti da dj e producer, quindi tutto questo, almeno oggi, non dovrebbe più sorprenderci; all’epoca così non fu.

Dopo aver però ripreso la rotta più elettrica Bob ha pubblicato altri tre dischi che hanno sancito il suo ritorno sul trono che più gli appartiene, quello del rock alternativo, nella maniera in cui solo lui lo può concepire. Con Silver Age (2012) inoltre, Mould ha inaugurato la collaborazione tuttora duratura con Mege Records. E se il penultimo parto discografico del nostro risponde al nome di Patch The Sky (2016), disco abbastanza oscuro, sia musicalmente che tematicamente, l’ultimo arrivato Sunshine Rock non potrebbe andare in una direzione maggiormente contraria!

Il disco con cui Mould apre il suo 2019 è un compatto insieme di dodici canzoni che fanno del rock, della delicatezza folk e dell’irruenza hardcore il loro vessillo. Il tutto filtrato con la poetica di un artista che ormai si avvicina ai sessant’anni, ma non ha voglia di rallentare il ritmo. E secondo lo stesso autore la titletrack dell’album racchiude tutto il senso della musica che egli vuole suonare e cantare oggi:

Sto cercando di mantenere le cose più luminose in questi giorni: è un modo per rimanere vivi. Sunshine Rock è una canzone brillante e ottimista e una volta che l’ho finita sapevo che sarebbe stata la title track. Ha davvero dato il tono per la direzione dell’album.

Il disco si apre nel modo più solare e potente che ci si possa aspettare con la titletrack per l’appunto: la chitarra ruggisce, la voce è calda, la batteria detta il tempo e il basso regge le trame di un midtempo nostalgico e familiare, che ci suggerisce immediatamente l’idea di casa e di famiglia, di un passato ingombrante che si fonde a un presente inevitabile e un modo di fare musica che appartiene ormai a tempi lontani. Siamo di fronte alla prima canzone e i pensieri che si accavallano nella nostra mente fanno già venire le lacrime al ricordo della bella musica che fu. Dentro questo pezzo potrebbero abbeverarsi la maggior parte delle band uscite negli anni ’90 e quelle che oggi vorrebbero emulare quello stesso sound. Tutto è già contenuto qui e la leggenda di Bob Mould ce lo ribadisce nel modo più chiaro e lampante: lui è l’inventore di questo sound.

Ma subito dopo incontriamo What Do You Want Me To Do con i suoi velocissimi due minuti e mezzo e qui parliamo di punk nudo e crudo. Arioso, frizzante, a suo modo “vecchio”, ma punk. E funziona alla grande, facendo ingranare definitivamente la marcia al disco e mettendo in luce i due fidati sodali Jason Narducy e Jon Wurster (rispettivamente basso e batteria).

Su Sunny Love Song vengono in mente invece i R.E.M. più classici, non fosse per la voce di Mould e quegli accordi così iconici, poi però il ritornello ci ricorda chi stiamo ascoltando e l’assolo puramente punk ci fa scapocciare con gran gusto.

Siamo di fronte quindi a un Bob Mould che sta celebrando la vita con lo spirito di un combattente, che ci ricorda di vivere ogni giorno al massimo perché il peggio è sempre dietro l’angolo e bisogna godersi ogni gioia della nostra vita presente. Si percepisce dietro ogni nota il sorriso beffardo del nostro amato chitarrista, che guarda noi giovani fan con occhio paterno e ci da una pacca sulla spalla e un calcio nel sedere, raccontandoci di quando lui era un imberbe sporco punk e noi non eravamo neanche un misero pensiero. Ma proprio il suo esempio può servire a noi giovani oggi per guardare alla vita con un occhio diverso. Dopotutto forse non è il caso di dire che la speranza è persa.

A grandi linee il disco si muove sulle coordinate già esposte, regalando talvolta delicatezza (The Final Years coi suoi archi morbidi e avvolgenti o Camp Sunshine, ballata acustica terribilmente nostalgica), talvolta maggiore irruenza (l’hardcore vecchia maniera di Thirty Dozen Roses e il punk settantiano di Send Me A Postcard, cover dei mi(s)tici Shocking Blue), regalando una bella sorpresa sul finale con Western Sunset, un bel mix tra i Beach Boys e il cantautorato rock più raffinato, corredato di archi e modulazioni quasi grunge – il ritornello strumentalmente mi ricorda qualche riff dei Soundgarden – racchiuso in poco più di tre minuti. Un pezzo per cui i Weezer ucciderebbero.

Il disco si chiude con il sorriso e il sentimento nostalgico che avevano caratterizzato già la prima canzone e lo fa in neanche quaranta minuti, grazie a brani decisamente brevi e concisi, seppur intensi e ricolmi di emozioni diverse, che fanno venire subito voglia di ascoltare tutto l’album da capo. La forza del Bob Mould odierno sta tutta qui, nel dedicare questi nuovi inni al rock e alla semplicità, alla forza che ancora oggi possono avere una chitarra elettrica e una buona voce, unite ad argomenti che trattano la quotidianità, ma che si spingono anche un po’ più in la per parlare direttamente a tutti noi col linguaggio universale che solo la musica sa mettere in campo.

Voto: 8/10

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Distribuito da: Merge RecordsGoodfellas

Data di uscita: 8/02/19

Bob Mould

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: Bandcamp

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