CAGE – “IMAGES”. Il buon prog di casa nostra!

Appena concluso l’ascolto di Images viene da pensare che si sia di fronte ad un Ep, data la durata esigua – 30 minuti circa -, però la formula mi piace e personalmente la ritengo vincente, dal momento che da musicista ho sempre messo in pratica la stessa mentalità. Infatti i sei brani, sette con l’introduzione, bastano a dare un’immagine completa dei Cage, band toscana sulle scene dagli anni ’90 inizialmente sotto il monicker Soundproof Red, che oggi, dopo numerosi cambi di formazione, si presenta con un sestetto guidato dalla voce di Diletta Manuel, ben supportata da Giulia Curti, e dalle tastiere Damiano Tacchini.

Sebbene la band affondi le radici del proprio sound nel progressive rock più eclettico, questo genere non ha assolutamente un ruolo preponderante all’interno dei pezzi dell’album, anzi: i sei brani, complice anche la durata mai eccessiva, offrono il fianco a un gustoso afflato pop che rende fresco e godibile l’ascolto a un pubblico estremamente eterogeneo. E questo è un bene in un genere di norma chiuso in se stesso – e questo è un grandissimo paradosso pensandoci bene no? – come il prog, dove i dettami impongono che ci si leghi a un determinato sound oppure che lo si stravolga completamente immettendo qualcosa di inedito. Ecco, io penso che i Cage si trovino in un punto non ben specificato a metà tra questi due concetti.

Ma analizziamo più a fondo il disco, partendo dal concept che lega i brani, ovvero un’analisi dell’uomo che parte dalle sue origini e attraversa la propria evoluzione, unendo a tutto questo ambientazioni distopiche e futuristiche, evidenziate fin dal primo pezzo del disco, un’introduzione di meno di un minuto che in realtà non offre nulla all’ascolto, ma ben si lega al brano successivo, che porta il nome della band. Qui notiamo subito due cose: la prima è legata alla produzione, che è chiara e brillante, soprattutto per quel che riguarda le tastiere e la batteria di Andrea Griselli – protagonista in tutto il disco con scelte stilistiche notevoli – mentre la seconda riguarda la voce, che risulta fin troppo in primo piano e si muove su linee melodiche non troppo azzeccate a mio avviso, facendo addirittura fatica in certi punti. Va meglio il raddoppio vocale, che impasta di più il sound e dona maggior amalgama al pezzo. Buona invece la parte chitarristica, che pur rimanendo dietro le quinte, si fa apprezzare per il gusto compositivo, per un brano che ha un non so che di U2, ma che non avrei personalmente messo in apertura, anche perché il ritornello, seppur discreto, non gode del giusto slancio. Però la band deve credere molto in questo brano, dal momento che lo ha scelto come singolo.

Arrivati a Drowning però le cose cambiano radicalmente, a partire proprio dalla voce, che comincia ad ingranare e ancor di più, ad incantare. Il ritornello è assolutamente indovinato stavolta e il sound si divincola tra pop sinfonico e il basso di Leonardo Rossi bello presente, con una chitarra che ricorda nel chorus gli Ayreon, complice una linea vocale stavolta davvero incisiva. L’assolo finale poi profuma di Steven Wilson e chiude in bellezza un bel brano, che avrei visto decisamente meglio come singolo.

E se il meglio deve ancora arrivare, sicuramente la titletrack non sarà da meno, grazie anche all’inserimento dell’elettronica e di una base sinfonica ancora legata al Wilson solista più ispirato; un crescendo continuo che sfocia in un sentito assolo finale.

Julia’s Dream inizialmente non impressiona, ma si lascia ascoltare grazie ad una parte centrale affidate alle angeliche voci di Diletta e Giulia, che azzeccano il punto più emozionante dell’intero disco. E la coda regala altri brividi.

Quando invece inizia Flow Of Time, sembra che sia partito un altro disco, precisamente dei Dream Theater, e la cosa mi ha fatto storcere un po’ il naso al primo ascolto. La delicatezza e la classe che avevano contraddistinto i brani precedenti qui vengono meno, per dare più spazio a una chitarra vicina al metal, ma con un risultato che non mi ha convinto del tutto. Purtroppo anche in questo caso la voce non è valorizzata per colpa di scelte melodiche che non colpiscono a fondo e per un ritornello che trasmette una sensazione di “già sentito”. Peccato, ma anche qui io e la band non siamo d’accordo, dal momento che questo è il secondo pezzo che i nostri hanno scelto come singolo! Ragazzi dei Cage, se mi state leggendo, spiegatemi perché forse la mia logica in questo caso può essere del tutto fallace.

In ogni caso arriviamo tra alti (molti) e bassi (alcuni, ma incisivi) al brano finale, che ci offre un’atmosfera intrigante e una chitarra finalmente protagonista nel modo più consono a quello che io reputo il sound della band. L’incipit sommesso ricorda addirittura i Massive Attack più oscuri, mentre il ritornello è arioso e crea un bellissimo contrasto. In questo brano le voci trovano la loro dimensione ideale a mio parere e convincono in tutto il loro potenziale. Un bel modo di chiudere il disco, con un altro assolo, stavolta più tecnico, di Andrea Mignani, che sfoggia bravura e buon gusto per un finale che lascia l’ascoltatore soddisfatto e col sorriso, con la voglia di ascoltare questa manciata di brani ancora e ancora.

Cosa dire quindi di questo Images? Che certamente è un buon disco, che testimonia come sia florido e ricco di notevoli proposte il nostro Paese; ma siamo noi i primi a dovergli dedicare il giusto tempo e lo spazio che si meritano, iniziando come minimo ad ascoltarle. In questo caso parliamo di un disco non esente da difetti, ma che presenta anche e soprattutto tanti spunti interessanti, che lo rendono meritevole di ascolto. Aggiungiamoci poi che il disco si presenta come prima parte di un’opera doppia e la curiosità aumenta.

Personalmente credo che, al momento dell’uscita del secondo disco del gruppo, farò in modo di essere tra i primi ad ascoltarlo, per capire in che direzione il sestetto avrà deciso di spostarsi. Dal canto mio, posso dire che il territorio in cui vedo meglio la band è quello dei brani dominati dalle tastiere e con uno sviluppo minimale, dove le voci possono muoversi nei loro registri naturali e regalare le emozioni che sono perfettamente in grado di trasmettere.

Per ora i Cage sono promossi, ma sono certo che possano dare molto di più se coadiuvati da una produzione veramente all’altezza e da idee sviluppate ancora più a fondo. Ciò non toglie che Images sia un ottimo disco di prog rock e pop sinfonico che chiunque dovrebbe ascoltare. Bravi!

Voto: 7,5/10

Risultati immagini per Cage band images album prog

Distribuito da: Autoprodotto

Data di uscita: 5/10/18

Cage

Dove potete ascoltare/acquistare il disco: Disponibile su tutti i digital store.

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